Elenco notizie in 'Storia'

LA SOMS DI SUNA FESTEGGIA 135 ANNI DI VITA

Luciano Soncin, il presidente Mario Agnesina e Fabrizio Broggi della SOMS di Suna.

Domenica 23 la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Suna festeggia il 135° anniversario di fondazione. Alle iniziative in programma sono invitati i 216 soci, con familiari e amici, e una ventina di delegazioni delle Soms locali. La giornata celebrativa dell’anniversario si apre alle 10 con la messa nella chiesa di Santa Lucia e il successivo omaggio al Monumento ai Caduti sul lungolago.
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IL VECCHIO TEATRO DI INTRA IN UNA MOSTRA

Proprio mentre entra nella fase decisiva la realizzazione all’Arena del nuovo teato – Centro Eventi Multimediale, suscita motivi di interesse e di riflessione la pubblicazione del libro   ”Teatro Sociale di Intra 1836 – 1961. Elementi di un teatro scomparso “,   pubblicato per i tipi di Fovana e Caccia e frutto di una lunga ed elaborata ricerca di Cinzia Cirillo.  Ieri sera l’opera è stata presentata all’Auditorium S.Anna di Pallanza, con il noto scrittore e attore Bruno Gambarotta che ha raccontato alcuni brani del volume e il Coro Polifonico San Vittore che ha eseguito motivi d’epoca.  Questa mattina poi all’Archivio di Stato è stata inaugurata la mostra documentaria dei materiali raccolti, che sarà aperta fino al 22 dicembre.  Sono intervenute la direttrice dell’Archivio, Valeria Mora, e l’autrice del libro Cinzia Cirillo, illustrando le vicende dalla progettazione alla realizzazione del teatro, che fu a lungo elemento centrale della vita cittadina.

Il 13 maggio del 1848 a Intra fu inaugurato il “ Teatro Sociale”. Allora il la cittadina era chiamata “ la piccola Manchester” per le tante aziende di cotone e filati e il Teatro fù denominato “ la piccola Scala” per la sua architettura molto simile al grande teatro milanese. Il pubblico era vario dai più ricchi che occupavano i palchi al popolo che si accalcava nei loggioni. Il teatro era luogo di svago ma soprattutto luogo d’incontro. I locali annessi ai teatri foyer, sale da bigliardo, atri offrivano occasioni di vita sociale. Gli edifici teatrali si collocavano all’interno della città come punto di riferimento ma non solo, impreziosivano la città, riorganizzavano lo spazio circostante. La storia del teatro Sociale di Intra è simile a quella di molti altri in Italia, ma esattamente come tutte le altre storie rimanda uno spaccato di vita che è quello della città in cui si trovava. Sopravvissuto alle piene impetuose del San Bernardino e a quelle del lago non è sopravvissuto ai terribili anni sessanta, epoca distruttiva in cui tutto appariva vecchio e obsoleto. Così il Teatro Sociale di Intra appariva in quegli anni. Aveva bisogno di un restauro importante mai arrivato, alle sue spalle c’era il futuro.

Nelle foto,  la presentazione della mostra e il vecchio Teatro Sociale di Intra.

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UN LIBRO E UNA SERATA SUL VECCHIO TEATRO SOCIALE DI INTRA

Il 13 maggio del 1848 a Intra fu inaugurato il “ Teatro Sociale”. Allora il la cittadina era chiamata “ la piccola Manchester” per le tante aziende di cotone e filati e il Teatro fù denominato “ la piccola Scala” per la sua architettura molto simile al grande teatro milanese. Il pubblico era vario dai più ricchi che occupavano i palchi al popolo che si accalcava nei loggioni. Il teatro era luogo di svago ma soprattutto luogo d’incontro. I locali annessi ai teatri foyer, sale da bigliardo, atri offrivano occasioni di vita sociale. Gli edifici teatrali si collocavano all’interno della città come punto di riferimento ma non solo, impreziosivano la città, riorganizzavano lo spazio circostante. La storia del teatro Sociale di Intra è simile a quella di molti altri in Italia, ma esattamente come tutte le altre storie rimanda uno spaccato di vita che è quello della città in cui si trovava. Sopravvissuto alle piene impetuose del San Bernardino e a quelle del lago non è sopravvissuto ai terribili anni sessanta, epoca distruttiva in cui tutto appariva vecchio e obsoleto. Così il Teatro Sociale di Intra appariva in quegli anni. Aveva bisogno di un restauro importante mai arrivato, alle sue spalle c’era il futuro. Della storia quell’importante edifico, un pezzo di storia della nostra città, Cinzia Cirillo ha compiuto una lunga ed elaborata ricerca con un lungo lavoro. Ora, il lavoro, è diventato un libro dal titolo “ Teatro Sociale di Intra 1836 – 1961. Elementi di un teatro scomparso “  pubblicato per i tipi di Fovana e Caccia. La presentazione del volume avrà luogo la sera di venerdì 25 novembre alle 21 all’Auditorium S.Anna di Pallanza. Il noto scrittore e attore Bruno Gambarotta racconterà alcuni brani del volume, il Coro Polifonico San Vittore eseguirà motivi d’epoca. L’iniziativa sarà seguita la mattina di sabato 26 alle 10.30 all’Archivio di Stato con l’inaugurazione della mostra documentaria dei materiali raccolti. L’iniziativa rientra nel progetto “ Passaggi a nord ovest” , Sezione teatro, promosso dall’Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia.

Paolo Crivellaro

Nella foto il vecchio Teatro Sociale di Intra. 

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100 ANNI FA – 2

Alcuni giorni or sono abbiamo dato notizia della inaugurazione della mostra itinerante “Cavour e il suo tempo”, allestita fino al 30 gennaio nella sede di Palazzo Biumi Innocenti del Museo del Paesaggio in occasione del 150° Anniversario dell’Unità di’Italia.   proprio un secolo fà l’unità del Paese compiva 100 anni e si ricorda che nella circostanza una conferenza su Cavour  tenuta da  E.Albertini ebbe luogo alla Scuola Popolare Ceretti Questa istituzione non ospitava solo “conferenze e conversazioni”, ma si presentava nel nuovo anno all’insegna di un “considerevole sviluppo”, con “sede e mobilio proprio” e con  l’inizio di 2tre corsi regolari di insegnamento”.  Essi riguardavano “scuola samaritana” (“con due lezioni settimanali teorico-pratiche e un vasto programma di esercitazione ai pronti soccorsi per i 40 operai inscritti”),  stenografia e contabilità.

Con questa rubrica dal titolo 100 ANNI FA, curata da Simone Ronchi, si affacciano periodicamente nel nostro notiziario tra le informazioni del giorno ricordi e notizie curiose su Verbania risalenti esattamente ad un secolo addietro. Vogliamo in questo modo fornire ai lettori dalle nostre pagine un ulteriore motivo di interesse legato alle vicende storiche della città.

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LA BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI

Con la cerimonia di benedizione degli animali in programma dalle ore 14 di domenica 16 gennaio in piazza Giovanni XXIII a Verbania Pallanza, l’associazione Verbania MillEventi riporta in vita un tradizionale appuntamento che anni addietro si svolgeva in occasione della ricorrenza di S.Antonio Abate nella stessa sede sul sagrato della chiesa di San Giuseppe, dove numerosi cittadini erano soliti accorrere con i propri animali  proprio per la benedizione impartita dal parroco.

Anche in questa circostanza tutti i cittadini sono invitati ad intervenire con i loro animali per la cerimonia di benedizione in programma alle 15; è certa tra l’altro anche la presenza delle asinelle dell’Associazione Somariamente. Anche l’Associazione Amici degli Animali interviene con un proprio banchetto.  Sarà pure possibile ammirare ancora il grande presepe del Gruppo Difesa Tradizioni Piazza-Vila nell’ultimo giorno del suo allestimento e ai presenti verrà distribuito vin brulè a cura del Circolo di Pallanza.  Alla manifestazione, patrocinata dal Comune, collaborano anche la Parrocchia di San Leonardo, la Comunità San Giuseppe, l’Associazione Cuori di Donna e l’agenzia ronchiCOMUNICAZIONE.

Nella foto la benedizione degli animali sul sagrato della chiesa di San Giuseppe  impartita negli anni 30 del secolo scorso da don Antonio Zanotti, parroco di San Leonardo (dal libro “Storia fotografica di una città – Intra e Pallanza oggi Verbania anni 1915-1945″ di Enzo Azzoni e Andrea Cavalli Dell’Ara).

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100 ANNI FA – 1

Con questa rubrica ricorrente dal titolo 100 ANNI FA, curata da Simone Ronchi, si affacceranno periodicamente nel nostro notiziario tra le informazioni del giorno ricordi e notizie curiose su Verbania risalenti esattamente ad un secolo addietro.  Vogliamo in questo modo fornire ai lettori dalle nostre pagine un ulteriore motivo di interesse legato alle vicende storiche della città.

Proprio nei giorni un cui si annuncia la seconda edizione del Premio Letterario Città di Verbania – Beato Contardo Ferrini,  la rivista “Verbania” (Rivista mensile illustrata del Lago Maggiore, del Cusio, dell’Ossola e del Varesotto) lanciava nel mese di gennaio 2011 il suo Primo Concorso Letterario, per il quale occorreva inviare bozzetti entro il 28 febbraio. Il tema proposto era “una descrizione sommaria del Lago Maggiore che abbia tutto il vigore d’uno schizzo e la concisione di un’epigrafe”.  Il regolamento  prevedeva che i bozzetti dovessero essere rigorosamente stesi in lingua italiana, ma non mancarono testi fuori concorso inviati i altre lingue, a dimostrazione di quante siano sempre state le persone innamorate di Verbania e del Lago Maggiore, di cui desiderano esprimere nei loro scritti la incomparabile bellezza.

Simone Ronchi

La foto di autore sconosciuto ritraente il lungolago di pallanza all’inizio del secolo scorso è tratta dal libro “Storia fotografica di una città” di Enzo Azzoni e Andrea Cavalli Dell’Ara.

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50 ANNI FA …

L’accostamento della chiesa di Madonna di Campagna al polo chimico di Pallanza ha sempre suggerito svariati commenti e riflessioni. Proprio nei giorni un cui Acetati chiude i battenti, un lettore ci ricorda che nel 1961, esattamente mezzo secolo fa, la Società Rhodiatoce curò la pubblicazione di un grosso volume dal titolo MADONNA DI CAMPAGNA PALLANZA, stampato alla De Agostini di Novara, con testi di storia e arte della chiesa e una ricca documentazione fotografica. Ecco cosa si legge nella presentazione:

“La Rhodiatoce, con questo volume, desidera ricordare agli amici la propria presenza operante nel mondo della produzione.  Viene descritta un’opera architettonica e pittorica che,  pur nel contrasto del tempo e della finalità, armonicamente si inquadra con il grande complesso industriale che le è sorto a fianco.  Il felice accostamento di queste due opere, che mettono in evidenza lo sforzo costante degli uomini a dare bella forma alle loro realizzazioni, sembra voler indicare la strada del giusto equilibrio fra valori spirituali sempre attuali e attività dinamica del presente. Presentando questa pubblicazione ai suoi amici, la Rhodiatoce sarà lieta se avrà potuto procurare loro un momento di evasione verso una realtà più elevata e di distensione dalle fatiche del quotidiano lavoro.

La Rhodiatoce”

Nella foto la copertina del volume.

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ALBUM NATALE 3

Comed si celebrava il Natale una volta? Qualche indicazione ci giunge dal vocabolario  ”Palanza e un sò bèll dialett”,  realizzato da Giuuliana Rossi Marchisio ed Elena Wetzel Weber e pubblicato nei giorni scorsi.

“Non  sappiamo come fosse celebrato il Natale nei secoli scorsi tra la gente comune di Pallanza, ma il Viani ci dà notizia di “sontuosi” presepi costruiti sia nei cortili sia nelle case delle famiglie più in vista, come quello nella corte dell’abitazione degli Appiani che dava sulla Ruga.  Era una gara nel creare il presepio più ricco e più originale che dimostrasse la superiorità, anche in questo campo, di un determinato casato. Pure la chiesa esternava la gioia della Natività coi presepi e si ha notizia di uno “veramente colossale” in San Giuseppe a Pallanza”.

A ricordo di questo grande presepe è oggi ammirato molto quello allestito nella stessa piazza da Piazza-Vila e realizzato anni fa presso la Scuola Media Cadorna.

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PALANZA E UL SO’ DIALETT

Il dialetto della frazione verbanese di Pallanza ha il suo vocabolario. Si intitola “Palanza e ul sò bèll dialètt” il “glossario etimologico del dialetto di Pallanza e note sulla storia e la vita dei Pallanzesi, con riferimenti al dialetto e alla storia di Intra e delle altre frazioni” realizzato dalle professoresse Elena Wetzel Weber e Giuliana Rossi Marchisio e pubblicato in questi giorni a cura dell’Associazione “Per la difesa del nostro dialetto e delle nostre tradizioni”.  Un lungo e impegnativo lavoro di ricerca ha permesso di dare vita alla pubblicazione, introdotta da storia e caratteristiche del dialetto pallanzese. Nel vocabolario sono inseriti testi e foto con momenti di storia e vita quotidiana e completano l’opera (313 pagine) note su associazioni, proverbi e modi di dire, filastrocche e altri testi in dialetto pallanzese.

Il vocabolario del dialetto pallanzese viene presentato ufficialmente nel corso dello spettacolo dialettale “Tanci auguri a tucc”, con canzoni, teatro, poesie, vecchi filmati in dialetto, in programma  mercoledi 22 dicembre alle ore 21 nell’auditorium della Scuola di Polizia Penitenziaria in piazza Giovanni XXIII a cura dell’Associazione Verbania MillEventi.

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ISOLA MADRE CURIOSA

Il convegno “Tenute di Caccia e Bandite in Italia dall’antichita’ al Settecento”, che ha avuto luogo nell’ambito della decima rassegna Editoria & Giardini, ha permesso di illustrare un curioso modo di allevamento dei volatili (in particolare fagiani) che la nobile casata dei Borromeo effettuava in modo assai razionale a partire dal 1720 circa all’Isola Madre. Il luogo era ideale, essendo – oltre che giardino di agrumi e di altre piante – anche una sorta di gigantesca riserva per l’allevamento di selvaggina alata: a causa della particolare situazione di isolamento del luogo in mezzo al lago, non era necessario alcun muro per contenere eventuali fughe. Ma la cosa piu’ curiosa era che i giardinieri e i responsabili degli allevamenti organizzarono una raccolta del mangime in modo particolare, che durante il convegno di Verbania e’ stato confermato era in uso, nel Settecento, anche nelle voliere e allevamenti sabaude. I pulcini venivano infatti nutriti con uova di formiche, che – nel caso particolare degli allevamenti all’isola Madre – venivano acquistate dai giardinieri e fattori dei Borromeo dalle contadine di Pallanza e villaggi dell’interno, dopo che esse le avevano raccolte nei formicai trovati nei boschi, e conferite in cestelli all’isola.

(Da Magazzeno Storico Verbanese – Newsletter Settembre 2010)

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