I PARTICOLARI DELL’OPERAZIONE DEI CARABINIERI “MARINER 1”, CON 13 ARRESTI – IL FILMATO DEI CC

I PARTICOLARI DELL’OPERAZIONE DEI CARABINIERI “MARINER 1”, CON 13 ARRESTI – IL FILMATO DEI CC

Nelle province di Milano, Varese, Lecco e Bergamo i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Verbania ed i colleghi dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti, a conclusione dell’operazione denominata “Mariner 1”, hanno tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Verbania, 13 cittadini di nazionalità, rumena, ucraina ed italiana i quali, organizzati in due distinte associazioni per delinquere, si sono resi responsabili  di furti aggravati in ditte di metalli, ricettazione e trasferimento fraudolento di valori, con reati commessi nelle province di Bergamo, Lodi, Monza-Brianza, Novara, Varese, Verbania e Vercelli. Contestualmente ulteriori tre indagati sono stati sottoposti all’obbligo di firma. Le indagini hanno preso avvio ad agosto 2017, a seguito del tentato furto presso un’azienda di rubinetteria nella provincia di Verbania e dalla quale questa operazione ha preso il nome. Confrontando il modus operandi sono emerse similitudini con altri furti e quindi l’indagine si è ulteriormente sviluppata. L’attività d’indagine ha consentito di attribuire agli indagati la responsabilità di 16 tra furti, consumati e tentati nonché 4 episodi di ricettazione, commessi nel periodo da aprile ad ottobre 2017. Complessivamente la refurtiva asportata ammonta a circa 70 tonnellate, per circa 350.000 euro di valore commerciale, parte della quale è stata recuperata e restituita agli aventi diritto. L’organizzazione prendeva di mira aziende per la lavorazione dei metalli, principalmente ottone, dalle quali, dopo aver forzato cancelli e recinzioni ed aver neutralizzato i sistemi d’allarme o le telecamere, venivano asportati grandi quantitativi di materiali e, a volte, anche gli stessi mezzi di trasporto lì presenti (furgoni, autocarri ecc.). Essi venivano utilizzati per prelevare il metallo rubato, che veniva poi trasportato presso un’azienda di recupero metalli della provincia di Monza, all’interno della quale il materiale «acquisiva» lo status di metallo di recupero per poi essere trasformato e conferito ad altre aziende di lavorazione dei metalli. La predetta azienda, rivelatasi fittiziamente intestata ad uno degli operai che vi lavoravano, era in realtà di proprietà e gestita da un soggetto che si trovava agli arresti domiciliari proprio per reati inerenti la ricettazione di metalli provento di furto.

 

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