TIMORI PER LE POLITICHE AMBIENTALI DEL GOVERNO NEI CONFRONTI DELLE CENTRALINE DEL MINI-ELETTRICO

TIMORI PER LE POLITICHE AMBIENTALI DEL GOVERNO NEI CONFRONTI DELLE CENTRALINE DEL MINI-ELETTRICO

I Comitati Salviamo il Paesaggio Valdossola, Salvaguardia e Valorizzazione del Torrente San Bernardino, Terre San Giovanni diffondono un documento che denuncia in piena campagna elettorale un possibile cambio di rotta delle politiche di Governo nei confronti dell’ambiente: Sembra che sotto le pressioni delle lobby degli industriali del settore mini-idroelettrico, verrà reintrodotto dopo le elezioni dal MISE di cui è sottosegretario l’onorevole Crippa, l’incentivo allla costruzione di nuove centrline anche nei piccoli torrenti di montagna ancora naturali, integri e liberi da impianti. Così si eprimono i derivatori sulle pagine dei loro siti, cantando già vittoria. La scusante sembra essere una norma burocratica della commissione europea in materia di concorrenza.  I Comitati che lottano in favore dell’ambiente, del paesaggio e della salvaguardia delle risorse fondamentali dei territori locali come del pianeta terra, in primis l’acqua. ribadiscono che le centraline del mini idroelettrico, pur essendo fonti energetiche rinnovabili, non risolvono il problema dell’approvvigionamento di corrente elettrica della Nazione e costano miliardi di contributi (incentivi) allo Stato ogni anno per tutta la durata della concessione (20 anni). Inoltre non sono compatibili con il riscaldamento climatico e con i regimi irregolari di siccità in essere, ma deturpano irreversibilmente i fiumi, soprattutto dove non esistono ancora infrastrutture in alveo (ponti, dighe, traverse, briglie, canali, argini a froldo, ecc…).  Aggiungono che la provincia del Vco, di cui l’Ossola è il primo produttore di corrente elettrica “verde” con 3303 GWh, ha già dato abbastanza acqua dei propri torrenti al progresso dell’Italia, ha in capo oltre 250 concessioni idroelettriche tra piccoli e grandi impianti e che i progetti in attesa di incentivo sono decine e decine per tutto il bacino della Toce, del Cannobino, Strona, San Bernardino e San Giovanni.  Chiedono infine che il problema energetico in Italia sia risolto con politiche di risparmio dei consumi e di efficientamento degli impianti idroelettrici esistenti. Ed ecco di seguito in versione integrale il comunicato diffuso:

“Non accetteremo nessun dietrofront del MISE davanti alla pressioni delle imprese del mini-idroelettrico. Il Movimento 5* aveva promesso che l’incentivo alle centraline sarebbe stato tolto. Per il VCO significa altre decine di derivazioni pronte ad essere costruite dentro gli ultimi torrenti naturali alpini con acque ancora libere. Questa non è energia verde, ma una mera speculazione finanziaria, pagata dai cittadini con la complicità della burocrazia di Bruxelles”.

Torna il “Far West delle centraline”: centinaia di nuovi progetti pronti su tutte le Alpi e gli Appennini. I ministri Di Maio e Costa cedono alle pressioni delle lobbies e della Lega e sono sul punto di reintrodurre l’incentivo all’idroelettrico.

Per il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi si mettono così in pericolo gli ultimi corsi d’acqua naturali in nome di interessi privati e di una produzione energetica trascurabile.

Pare proprio che anche sul fronte della tutela dei corsi d’acqua naturali non ci sarà il cambiamento promesso e che il “Far West” delle centraline – così lo aveva definito il deputato bellunese 5 Stelle Federico D’Incà – non finirà. Apprendiamo dai media nonché dai contatti intercorsi  con i competenti uffici ministeriali che i ministri M5Stelle Di Maio e Costa, cedendo alle pressioni delle lobbies e della Lega, stanno per ripristinare proprio quegli incentivi al mini-idroelettrico che loro stessi avevano abolito. Incentivi che hanno causato, negli ultimi dieci anni, la devastazione di moltissimi corsi d’acqua naturali e di interi ecosistemi sulle Alpi e sugli Appennini. Si parla di centinaia di nuovi progetti per fare energia che di “verde” ha ben poco. Saranno centinaia i corsi d’acqua interessati a livello nazionale.

Esultano i produttori, per lo più società private a cui vengono dati soldi pubblici, pagati in bolletta dai cittadini.

Negli stessi giorni, però, le stesse associazioni di produttori idroelettrici chiedono “lo stato di calamità naturale” per gli impianti esistenti, in quanto la siccità ha diminuito le produzioni. Afferma Assoidroelettrica in una lettera indirizzata ai Ministri Di Maio e Costa: «Sono passati quei tempi in cui idroelettrico era sinonimo di guadagni anche significativi. In pochi anni i numeri in gioco si sono letteralmente stravolti».

Il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia, che riunisce oltre cinquanta tra comitati e associazioni sulle Alpi e gli Appennini, fa notare che il mini-idroelettrico, oltre ad avere un impatto devastante sugli ultimi torrenti ancora liberi, dà pure un contributo trascurabile al fabbisogno energetico nazionale. E riceve oltre un miliardo di Euro di incentivi all’anno. Secondo il Gestore Servizi Energetici (la società che per conto del Ministero dello Sviluppo Economico distribuisce gli incentivi), dal 2014 la produzione di energia idroelettrica è in calo. Nel 2017, in particolare, è diminuita nonostante nel 2016 siano entrati in funzione 538 nuovi impianti. Ciò è dovuto a fattori meteorologici: sono gli effetti del cambiamento climatico e le previsioni future suggeriscono che questa sarà la tendenza.

Ma va evidenziato che, anche in presenza di precipitazioni più abbondanti e costanti, la produzione delle piccole centraline, le uniche per cui c’è ancora spazio, resta trascurabile. E non solo la fonte idroelettrica in Italia è oramai ipersfruttata, ma gli impianti di piccola dimensione risultano anche assai più costosi di altre fonti rinnovabili, come riportato nella Strategia Energetica Nazionale.

Alla luce dei danni ambientali, l’Europa ha aperto una procedura di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva Quadro Acque nei processi autorizzativi degli impianti. Questo è stato dimostrato anche da alcune sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite: solo per fare due esempi, a dicembre 2018 per due torrenti del Bellunese, il Grisol e il Talagona, il giudice supremo ha dato ragione a chi si opponeva alla costruzione di impianti in questi corsi d’acqua naturali, autorizzati in violazione della normativa.

La realizzazione di nuove opere potrebbe dunque portare a una sanzione europea. Incentivando nuove centraline anche sui torrenti naturali, si rischierebbe quindi di dover far pagare due volte i cittadini, prima per gli incentivi, poi per un’eventuale infrazione comunitaria. Oltre il danno, la beffa.

Vallate alpine e appenniniche integre potrebbero invece rappresentare il fulcro di nuove attività economiche, per lo sviluppo di un turismo lento e sostenibile, legato agli sport di acqua viva, sempre più apprezzati e ricercati. Vanno inoltre considerati i servizi ecosistemici, ovvero i vantaggi che la natura, in quanto tale, fornisce gratuitamente all’uomo e che bisognerebbe quantificare in termini monetari.  

Ma oggi, con l’annunciata reintroduzione dell’incentivo all’idroelettrico, la tutela degli ultimi corsi d’acqua integri nel nostro Paese rischia di essere compromessa, con l’aggravante che rispetto alla bozza Calenda del precedente governo, le tariffe in decreto sono state addirittura aumentate.  

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