CEMENTO E GRANDE DISTRIBUZIONE ANCORA ALL’ASSALTO IN VIALE AZARI

CEMENTO E GRANDE DISTRIBUZIONE ANCORA ALL’ASSALTO IN VIALE AZARI

Un intervento dell’ex sindaco Claudio Zanotti nell’ultimo numero di VERBANIASETTANTA – Foglio virtuale di informazione politica e dibattito del Centrosinistra – sollecita  il dibattito su una prospettiva che nonostante il suo rilievo finora sta scivolando via come come acqua sulla roccia  e cioè  l’apertura in città di un nuovo grande centro commerciale inserito nel circuito della grande distribuzione che dovrebbe insediarsi sull’asse di viale Azari nella grande area agricola  della ex ditta di floricoltura di Piero Hillebrand.  Siamo sul tratto compreso tra l’incrocio con la variante e Madonna di Campagna, a poche decine di metri dalla presenza dei vasti edifici inutilizzati del compendio ex Acetati, nonchè dai supermercati Esselunga e Lidl e da altri centri commerciali di minori dimensioni.   Tali circostanze fanno ulteriormente comprendere come siano numerose e sostanziali le osservazioni che l’argomento suscita, soprattutto in una fase in cui si parla di rifacimento del Piano Regolatore della città e dunque si affacciano in primo piano le indicazioni sul volto che essa dovrebbe assumere in una visione di ampio respiro.  Per il momento ciò che l’argomento evidenzia è una spaccatura nel Pd, partito di maggioranza.  E se dal sindaco Marchionini i toni sono tali da configurare la nuova realizzazione come un fatto ormai acquisito e per il quale tutto è in regola, attorno all’ex sindaco Zanotti si raccolgono coloro che osteggiano il disegno con assoluta fermezza.

L’articolo di Zanotti non si limita infatti a segnalare  il progetto, ma su di esso esprime una valutazione negativa esplicita che stimola il dibattito e non possiamo pertanto che invitare tutti gli interessati all’argomento a prenderne visione sull’organo di informazione sopra citato. Da parte nostra ne riassumiamo alcuni passaggi, a partire dalla introduzione per cui una previsione urbanistica nata negli anni del destro-leghismo rischia di distruggere irrimediabilmente una delle poche, grandi aree non edificate interne alla città.

Di questo nuovo complesso commerciale –  proseguel’intervento – si parla da tempo nello stretto giro degli addetti ai lavori…. Eppure le ragioni di un approfondimento ragionato di questo evento di certo non mancano, sia per il concretissimo rischio di un’irreversibile compromissione di una delle poche aree “vergini” interne al tessuto urbano, sia per la paradossale (e quasi provocatoria) presenza di fronte all’area già Hillebrand dell’imponente compendio dell’ex Aceati, ove certo non mancano strutture compatibili oggi inutilizzate e delle quali si auspica una rigenerazione, sia per l’imponente accumulo nel raggio di un centinaio di metri di ben tre grandi complessi di GDO.

La grande area floricola Hillebrand cambiò destinazione urbanistica nel 2011, quando la giunta di  centrodestra approvò la Variante 18 al Piano Regolatore contro la quale il Pd diede battaglia. Venuta meno la circostanza che aveva innescato il provvedimento, la previsione urbanistica è rimasta per quasi un decennio inattuata e ora, forte di una previsione mai attuata ma pienamente operante, l’impresa commerciale ha avviato le procedure per realizzare un nuovo, grande centro commerciale, di cui sono evidenti le implicazioni ambientali, socioeconomiche e viabilistiche che suscitano interrogativi e riserve e su cui Zanotti pone una questione di fondo:

La domanda è più radicale e di portata generale, poiché investe l’idea di città che (non) abbiamo. Si è letto in questi giorni che è intenzione dell’Amministrazione Comunale procedere al sostanziale rifacimento del Piano Regolatore Comunale. E’ certamente una sfida alla quale porre mano, tenuto conto che l’attuale PRG è stato approvato in via definitiva nel gennaio 2006, ma sconta un’elaborazione e una visione complessiva della città che risale all’inizio degli anni ’90. La crisi socioeconomica iniziata nel 2008 e mai superata, la profonda mutazione demografica e socio-anagrafica dell’ultimo decennio e le profonde ripercussioni negative innescate dalla breve ma distruttiva esperienza di governo destro-leghista sfociata nel commissariamento dell’amministrazione reclamano un ripensamento completo della città, di cui la pianificazione urbanistica è un passaggio costitutivo e imprescindibile. E il nodo urbanistico più delicato e complesso resta quello che già si palesava a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, ovvero la crescente proliferazione all’interno della città di aree produttive dismesse e già avviate a un accelerato degrado ambientale ed edilizio. Nel corso degli ultimi quindici anni il processo si è ulteriormente aggravato, estendendosi dalle aree industriali a quelle floricole, artigianali e ora anche commerciali. Il PRG vigente ha potuto dare risposte solo parziali e limitate e il suo ripensamento deve muovere da un interrogativo di fondo: può permettersi la nostra città, che ben conosce sulla sua pelle gli effetti delle crisi ambientale, ecologica, demografica e sanitaria, che si sono nel corso dell’ultimo decennio rapidamente aggravate e sommate a quella socioeconomica, di sacrificare suoli vergini (e dunque non edificati, permeabili, naturali) mentre vastissime aree urbane già compromesse da processi edificatori risultano di fatto abbandonate, inutilizzate e spesso intollerabilmente degradate dal punto di vista edilizio e ambientale? La domanda è retorica e la risposta è “no”. Un “no” netto e sonoro che vale non solo per i terreni vergini delle tre aree a maggior pregio ambientale (Piano Grande, Monterosso, asta del San Bernardino) e per la collina di Intra, sui quali neppure un metro quadro di cemento dovrebbe più colare, ma anche per le non poche aree agricole (interstiziali o meno) e per quelle inedificate sopravvissute all’interno del tessuto urbano, delle quali dovrebbe essere garantita la preservazione e incentivata la rinaturalizzazione. L’area già Hillebrand è una di queste….  

Dopo queste ed altre considerazioni, le conclusioni sono sulle vie che restano aperte per evitare che  l’area floricola di viale Azari diventi una struttura GDO, legate a ferme e diffuse prese di posizione di cittadini e associazioni:  

In mancanza di informazioni e di luoghi di dibattito, non è possibile sapere a che punto sia giunta la pratica urbanistico e come siano state affrontate le problematiche edilizie, viabilistiche e – non ultime – finanziarie (oneri di urbanizzazione, opere a scomputo e opere di compensazione e di mitigazione). Anche se fossero in uno stato di avanzata elaborazione, nulla vieta che l’opinione pubblica, le forze politiche, gli organi di decentramento e le associazioni ambientaliste facciano conoscere le loro valutazioni e – auspicabilmente – la loro contrarietà. Solo qualche anno fa una intensa e riuscita mobilitazione di cittadini e associazioni ha bloccato la realizzazione lungo il corso del San Bernardino all’altezza di Trobaso di imponenti e invasive opere per lo sfruttamento idroelettrico (sbarramento e convogliamento delle acque e costruzione di centralina di produzione) del torrente. Il confronto dialettico e la rappresentazione di differenti posizioni costituiscono sempre un arricchimento della democrazia.

 

  1. mi piace commentare questo articolo con le esatte parole dell’ex Consigliere Comunale PD Massimiliano Zappa: “…questi sono i risultati delle scelte di un partito che allarga le braccia quando c’è da scegliere le persone , senza valutare competenze e curricula. Purtroppo dal 2014 a oggi non esiste una “amministrazione “ urbanistica che abbia migliorato la città . Il caro Ing. Giovanni Battista Margaroli è tra i peggior assessori che potessero capitare ed ecco cosa succede . Speriamo che si dimetta il prima possibile . Dopo 7 anni è rimasto ben poco della politica destro leghista in città , ma i risultati di questo centro sinistra a guida Silvia Marchionini in materia urbanistica fanno pena. ‍♂️”

    alle volte basta allontanarsi un po’ per avere la giusta prospettiva

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    • sarà, ma non si può sempre privilegiare il totale immobilismo, in nome di un NO ad oltranza. Sicuramente il concetto di consumo di suolo pari a zero è oramai una chimera, allo stessa stregua della famigerata decrescita felice. E purtroppo ne stiamo pagando tutti le conseguenze.

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      • forse, o non è chiaro il concetto, o non si conosce il territorio. Nello specifico il consumo di suolo zero, è per il territorio vergine. Siamo pieni, anzi , strapieni di spazi già edificati da riqualificare, che affacciano sullo stesso viale Azari… sarebbe ora di prenderne atto e agire per riqualificare… La riqualificazione non è immobilismo, e certe banalizzazioni le lascerei agli speculatori.

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        • riqualificare può voler dire varie cose: ristrutturare, oppure riedificare dopo aver abbattuto edifici oramai dismessi e pericolanti, o apportare delle migliorie senza stravolgere il contesto circostante. Lungi dal banalizzare o speculare, senza avere la pretesa di sapere tutto, bisognerebbe capire quale sia il rapporto costi/benefici, sperando che tale operazione non richieda tempi biblici. Da un lato c’è chi pensa solo a lucrare volendo edificare a prescindere, dall’altro chi invece vuole che tutto rimanga sempre così com’è. Chi ha ragione?

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          • ora banalizzo io: per me possono riedificare, ristrutturare, fare qualunque cosa non vada a ricadere su terreno non edificato. Altro è anacronistico rispetto le condizioni del territorio e se vogliamo, addirittura del pianeta.

  2. scambiare opinioni pacificamente non è mai banale.

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