CI RISIAMO. ANCORA A RISCHIO LE SORTI DELLA SECOLARE CANFORA DEL LUNGOLAGO DI PALLANZA ED E’ ANCORA POLEMICA

CI RISIAMO. ANCORA A RISCHIO LE SORTI DELLA SECOLARE CANFORA DEL LUNGOLAGO DI PALLANZA ED E’ ANCORA POLEMICA

Le più violente ondate di maltempo che si sono abbattute negli ultimi anni sul lungolago  di Pallanza hanno portato ripetutamente alla ribalta le sorti della secolare canfora che si eleva tra il porto e il Mausoleo Cadorna e che è considerata un simbolo dello stesso lungolago.Più di una volta il suo abbattimento è stato dato per pressochè scontato per i rischi di schianto e i pericoli conseguenti per l’incolumità delle persone e le strutture del porto.  I pallanzesi hanno però dimostrato il loro amore per questa pianta con una sollevazione generale che ha scongiurato l’eliminazione della canfora grazie a verifiche più approfondite e a interventi che ne hanno permesso il salvataggio.  Ora la circostanza si ripete in seguito ad un ulteriore taglio effettuato nei giorni scorsi che suscita accese polemiche. Ecco testualmente il comunicato diffuso da Marco Sconfienza e Paola Barassi, portavoce del Comitato “Lunga vita alla canfora del porto di Pallanza”:

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Ancora una volta dobbiamo constatare il pessimo approccio del Comune riguardo il verde pubblico. Con evidente sorpresa e disappunto abbiamo purtroppo dovuto constatare un intervento sulla canfora secolare del porto di Pallanza a dir poco sconcertante. Pensavamo che dopo la sua messa in sicurezza posta in atto nel 2016 dalla ditta Fitoconsult di Varese, sotto la supervisione di uno degli agronomi più stimati in Italia ed all’estero come Daniele Zanzi, al quale il Comitato stesso aveva affidato a proprie spese una perizia, si fosse definitivamente posta la parola fine ai tentativi dell’amministrazione comunale di abbattere la vetusta pianta, peraltro cosa dichiarata dallo stesso Sindaco in un incontro presso la sede comunale.

Certo il patrimonio verde pubblico richiede cure e fondi adeguati, per la canfora dopo l’intervento della ditta in questione nulla è più stato fatto, anzi il letto in truciolato che contornava la pianta alla base via via non è più stato rinnovato, tanto che ora il prato ha preso il suo posto, al contrario di quanto suggerito dalla ditta che a suo tempo era intervenuta.  Ecco integralmente quanto scritto dal suddetto esperto Zanzi, dopo essere stato da noi informato dell’ultimo intervento: “In primis occorre mettere in risalto che non esisteva alcuna necessità di intervenire, oltretutto spendendo soldi pubblici. L’intervento in questione è scorrettissimo perché si è andati a ledere con tagli a capitozzo e raccorciamenti la fisiologia e la biologia dell’albero. Inoltre si è reso meccanicamente l’albero più instabile, un lavoro che ha rovinato un albero monumentale patrimonio ambientale”. Forse con questo scempio si è voluto creare il presupposto per poi abbatterlo definitivamente…! NOI ANCORA UNA VOLTA DICIAMO UN FORTE E CHIARO.. NO….!!!!!

Ed ecco la risposta che giunge dall’amministrazione comunale, la quale a sua volta dichiara di avere seguito le indicazioni dei tecnici esperti del settore:

In merito alle polemiche sulla potatura e sull’opera di consolidamento della storica canfora a Pallanza, si segnala che gli interventi sono stati eseguiti da una ditta specializzata a seguito di una perizia con indicazioni redatte dallo studio agrotecnico di Rodi Enrico. Un intervento fatto dopo le valutazioni accurate di stabilità con metodo V.T.A. eseguite nell’anno 2020, con approfondimenti strumentali che hanno portato la pianta ad essere inserita nella classe di propensione al cedimento C/D, con la presenza di una degradazione interna del legno a livello del colletto e del fusto con conseguente rischio di cedimento strutturale.

Per evitare l’abbattimento e ridurre il rischio di cedimento si è quindi lavorato per un’opera di consolidamento, che ha visto oltre alla riduzione del volume della chioma la posa di ulteriori sistemi di ancoraggio statici, vista anche la presenza di branche fortemente degradate che potevano in qualsiasi momento spezzarsi con grave rischio per la pubblica incolumità. Viste le caratteristiche della specie che ben risponde agli interventi di potatura, questo era l’unico sistema utile a garantirne la sopravvivenza mantenendo un livello di sicurezza per l’area ottimale. 

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