FUOCO INCROCIATO SUI DECRETI DI REGIONE E GOVERNO

FUOCO INCROCIATO SUI DECRETI DI REGIONE E GOVERNO

Come era scontato, dal centrosinistra critiche al BonusPiemonte della Regione, dal centrodestra critiche al Decreto Rilancio del Governo, con accuse reciproche di ritardi e di provvedimenti sbagliati. Ma procediamo per ordine.

Dal Partito Democratico giungono gli strali contro il BonusPiemonte della giunta Cirio, che secondo Domenico Rossi, vicepresidente della Commissione Sanità, pur liberando risorse taglia fuori dai contributi migliaia di imprese: Una scelta arbitraria senza alcuna spiegazione da parte della Giunta regionale così come quella di assegnare più risorse ad un’attività piuttosto che ad un’altra anche se entrambe appartenenti alla stessa categoria. Con le nostre proposte abbiamo posto rimedio ad alcune di queste discriminazioni, ma la maggioranza ha scelto comunque di  lasciare indietro migliaia di imprese, esercenti, attività di ogni genere e le loro famiglie. Restano, inoltre, dubbi sulla stima dei beneficiari con il pericolo di creare false aspettative anche negli aventi diritto ai contributi.   Presidente e vicepresidente del consiglio regionale, Domenico Ravetti e Raffaele Gallo,  aggiungono: Il Bonus Piemonte è un provvedimento che contiene troppe criticità e che più che includere esclude! Troppe sono le attività produttive fuori da questo perimetro per le quali, fin da subito, abbiamo chiesto di trovare le risorse, e continuiamo a chiederlo. Questo primo intervento per economia e sanità della giunta Cirio è arrivato con ritardo e con tante, troppe storture.  La sua debolezza è dimostrata anche dalla reazione di protesta dei commercianti che lamentano la fragilità dell’azione del Governo regionale. La Giunta Cirio è in ritardo di almeno due mesi nel fornire risposte che non sono certo quelle contenute nel Riparti Piemonte.

Dal coordinatore provinciale di Forza Italia Vco, Massimo Manzini, giunge l’attacco all’ex “Decreto Aprile” del Governo, divenuto nel frattempo “Decreto rilancio” o per meglio dire “Decreto ritardo” rispetto ai tempi biblici impiegati per intervenire su una situazione economica e sociale fortemente critica (per utilizzare un eufemismo).  Il comunicato diffuso così prosegue: Il provvedimento governativo, che in teoria ha un costo di 55 miliardi di euro e che dovrebbe pertanto mobilitare risorse significative, pone sicuramente dei dubbi in relazione ai tempi effettivi entro i quali tali risorse verranno immesse nel circuito produttivo ed economico.  Non secondariamente esso accentua il forte ruolo dello Stato come soggetto distributore di ricchezza con l’inevitabile aumento del debito pubblico, ma non interviene su tutta quella serie di impedimenti prodotti nel nostro sistema da controlli preventivi e sanzioni, producendo al contrario nuove norme che altro non faranno che ingessare ulteriormente l’azione di imprese ed operatori economici in genere. Non si possono non considerare gli effetti permanenti sul bilancio dello Stato dovuti alle nuove assunzioni di personale pubblico che il decreto prevede, producendo costi stabili che incideranno sul giudizio del nostro debito pubblico e sul suo merito di credito. Sarebbe stata auspicabile una scelta coraggiosa che proprio le situazioni di emergenza giustificano: quella di sbloccare procedure arrugginite, di intervenire sistematicamente per disboscare una burocrazia ormai soffocante che impone costi non più sostenibili e che costituisce un fardello per la competitività delle imprese, in modo da sgravare da vincoli inutili gli investimenti privati e dare così impulso all’economia generale. Un intervento sistematico e strutturale di alleggerimento della macchina pubblica, di tagli dei suoi costi e delle sue procedure per dare slancio ad una ripartenza che si annuncia purtroppo molto difficile.

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata.