L’ANPI VERBANIA RICORDA IL RASTRELLAMENTO DEL 1944

L’ANPI VERBANIA RICORDA IL RASTRELLAMENTO DEL 1944

Con la deposizione di un omaggio floreale al cimitero e presso la lapide nella piazzetta di Aurano, ieri a cura del Comune e dell’Anpi Sezione Augusta Pavesi diVerbania si è fatta memoria del tragico episodio in cui  7 partigiani il 17 giugno 1944 furono costretti a scavarsi la fossa e poi vennero fucilati.  Da qui l’Anpi Verbania trae spunto riprendendo la propria attività per ricordare che proprio di questi giorni  la Val Grande fu testimone di uno dei più drammatici episodi della Resistenza all’occupazione nazista e al fascismo: il rastrellamento del giugno 1944, di cui si susseguono le commemorazioni.  Ne furono tragiche tappe 12 giugno, ROVEGRO, 2 morti; 14 giugno, MIGIANDONE, 4 morti; 16 giugno, ALPE FORNA’, 7 morti; 17 giugno, PIZZO MARONA, 11 morti, AURANO, 8 morti e PONTE CASLETTO, 2 morti; 18 giugno, FALMENTA, 4 morti e POGALLO, 18 morti; 20 giugno, FONDOTOCE, 42 morti e ALPE PORTAIOLA, 30 morti; 21 giugno, BAVENO, 17 morti; 22 giugno, ALPE CASAROLO, 11 morti; 23 giugno, FINERO, 15 morti; 24 giugno, PONTE CASLETTO, 2 morti; 27 giugno, BEURA CARDEZZA, 9 morti.


Durante la lotta di liberazione Vincenzo “Cino” Moscatelli e Eraldo “Ciro” Gastone erano rispettivamente Commissario politico e Comandante militare delle Divisioni Garibaldi del Novarese, della Valsesia e del Verbano Cusio Ossola.
Quanti compagni caduti, quanti compagni trucidati, quanto sangue sparso sulle dure zolle della Valgrande, della Val Vigezzo, della Val Cannobina e di tutta l’Ossola: terra triste e silenziosa; ed al tramonto, lentamente, con segreto timore, il conto degli assenti.
Quanti? Non possiamo ricordarlo.
Era triste, troppo triste a pensare agli assenti, agli amici perduti; e poi l’indomani avremmo potuto essere con loro.
È proprio ora che ci si stringe più forte il cuore pensando a quanti non ritorneranno più; volti conosciuti, volti ignoti, volti di giovani che presero la via dei monti per lottare contro il nazifascismo e che non ripercorsero più la strada fatta.
Restarono là, sulla nuda terra, come eterno monito ed esempio a quelli che dopo di loro sarebbero ripassati per lottare contro lo stesso nemico; e col loro sangue la terra ebbe un germe veramente fecondo.
Ora la lotta è finita; ora ripensiamo, con cuore angosciato, ai Caduti per la libertà, che nella terra Ossolana dormono all’ombra di qualche rado cespuglio o riposano nei cimiteri dopo aver subìto atroci torture e messi al muro per la fucilazione.
Non ritorneranno più, ma resteranno per sempre presenti nella nostra mente e nel nostro cuore; essi ci guideranno con l’esempio del loro sacrificio; quando staremo per abbandonarci allo sconforto o alla desolazione, essi ci aiuteranno a perseverare, a guardare con rinnovata fiducia all’avvenire.
La vita è lotta e sofferenza, bisogna saper lottare e saper soffrire; solamente così la vita è degna d’esser vissuta.
Questo è l’insegnamento dei nostri compagni caduti e trucidati; e questo insegnamento noi vogliamo tenere sempre presente come impegno solenne, un sacro pegno di fiducia e di ricordo fra noi ed i nostri morti.
Non ritorneranno più, ma per noi sarà come se non fossero mai partiti.

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