Con riferimento alla Commissione Lavori Pubblici recentemente tenutasi e al progetto ancora in fase embrionale della ristrutturazione del lungolago Intra dalla tettoia imbarcadero alla zona Cavallotti, desideriamo trasmettere alcune considerazioni basiche che esprimono la voce e le necessità dei cittadini. E’ la presidente del Consiglio Quartiere Intra, Loredana Bazzacchi, ad inoltrare all’Amministrazione comunale le considerazioni sull’importante intervento progettato elaborate nell’ambito dell’organo di decentramento facendosi portavoce di valutazioni espresse dai cittadini al fine di contribuire a un progetto inclusivo, funzionale e sostenibile, capace di valorizzare il lungolago come spazio pubblico condiviso, in grado di rispondere alle esigenze di residenti, turisti e persone con fragilità motorie.
Il lungolago dovrebbe essere strutturato tenendo in particolare conto delle persone con disabilità motorie, passeggini e carrozzine, la pavimentazione dovrebbe essere continua, uniforme e antisdrucciolo,
Nei pressi del lungolago proprio pensando alle disabilità sarebbe indispensabile provvedere alla destinazione di due posti auto a loro riservati da posizionare fronte imbarcadero vecchio perché ad oggi sono presenti solo con carico e scarico.
Le sedute di materiale idoneo agli sbalzi di temperature( estate inverno) dotate di schienale, possibilmente alcune integrate da spazio per carrozzine andrebbero posizionate in aree ombreggiate presenti su tutto il percorso.
La valorizzazione di parte del verde esistente potrebbe privilegiare piante ad alto fusto che non tolgano la visuale del lago e proteggano dalle ultime modifiche metereologiche indirizzate verso alte temperature.
Si ribadisce la necessità di prevedere un bagno pubblico autopulente, facilmente accessibile, che risponda alle esigenze anche di persone con disabilità. La sua localizzazione non è indispensabile direttamente sul lungolago; adeguato sarebbe il parcheggio situato a pochi metri che garantirebbe comunque un facile accesso, limitando al contempo l’impatto visivo e ambientale sulla passeggiata.
Considerando il futuro posizionamento della mini rotonda che collegherà la deviazione dell’importante traffico viabilistico da e verso Intra alta, questa ovviamente si troverà in contrasto con l’area gioco dei bambini; per questo si ritiene necessario prevedere aree gioco distribuite in modo diffuso lungo l’intero tratto della passeggiata. La presenza di piccoli punti gioco, a bassa invasività e ben integrati nel contesto del lungolago,
rappresenta un elemento fondamentale, evita la tradizionale suddivisione “area bambini” “adulti”,
incentiva la frequentazione da parte di famiglie, ragazzi e anziani in modo naturale e continuo.
Questo approccio consente anche un uso più equilibrato degli spazi pubblici, contrastando l’effetto di polarizzazione di solo alcune zone e amplificherebbe la sua funzione di socialità diffusa.
Attracco natanti: l’integrazione del sistema di attracco con il percorso lungolago che dovrà avvenire sicuramente in modo armonico, considerata la locazione in area a volte con moto ondoso impetuoso, indurrebbe ad un ancoraggio alla struttura costiera per un tipo di approdo più sicuro e resistente adatto in particolar modo a natanti turistici di meno esperienza e non essendoci una spiaggia la stessa struttura potrebbe prevedere una passeggiata utilizzabile per consentire un rapporto più stretto cittadino-lago.


Sulla riva di Intra, dove le palancole segnano il confine della città, si propone di creare nuovi spazi a diretto contatto con il lago usando la tecnologia di The Floating Piera: superfici galleggianti in grado di seguire il livello delle acque, sollevarsi e abbassarsi con il ciclo delle stagioni, insieme robuste e leggere. È così che prende forma la promenade Miralago: 267 metri di fronte acqueo che collegano l’angolo dell’ex imbarcadero al promontorio orientale del Parco Cavallotti, restituendo a Intra il rapporto con il Maggiore che è mancato per troppo tempo.
Creare anche delle terrazze di sabbia galleggianti e sospese a quote diverse, due tratti di spiaggia – uno di 60 metri e l’altro di 180 – e un pontile ad anello, un “rondò” che crea uno specchio d’acqua protetto per la balneazione. Lungo la riva si disporranno moduli galleggianti: piccole “stanze” dove sedersi, ascoltare il lago, partecipare a laboratori di citizen science, sorseggiare un caffè nei dehor e consultare pannelli informativi che raccontano storia e ambiente.
Passerelle telescopiche e giunti mobili assicureranno l’accesso sicuro e la continuità anche durante le piene; pensiline con pannelli solari e sistemi per la gestione dell’acqua e dei rifiuti garantiranno sostenibilità e autonomia. Non è spettacolo, è cura: restituire a Verbania uno spazio quotidiano, semplice e civile, una promenade pensata per l’incontro, il lavoro leggero e il silenzio condiviso. Se progettata nel rispetto delle emergenze storiche e delle dinamiche del lago, Miralago non muterà solo il paesaggio: potrà ridare a Intra la sua acqua, quando finalmente sarà pulita, e a ciascuno il piacere di starle accanto.
Resta da capire cosa rimarrà dopo la prima “Marenca”………….
I dati meteo‑lacustri, il vento, la storia delle piene, la direzione delle correnti. È da qui che parte ogni scelta progettuale. Le superfici modulari devono galleggiare stabili e sicure. Si valutano quindi flottabilità e metacentro, si calcolano spostamenti di centro di gravità nelle diverse condizioni di carico e si controlla che la risposta al moto ondoso non produca rotazioni eccessive né accelerazioni fastidiose per chi cammina. Le onde impongono forze idrodinamiche calcolate con criteri consolidati, le raffiche di vento pressioni che agiscono su superfici e pedoni; le combinazioni di questi carichi definiscono i casi di progetto.
La resistenza delle connessioni è il cuore pratico della questione. I pin, i nut, i lug devono essere scelti e verificati per sforzi statici e ciclici: controlli a taglio, a trazione, analisi di fatica. Le superfici HDPE, pur durature, richiedono protezioni UV e verifiche per abrasione e invecchiamento; gli acciai delle ancore e dei connettori, trattamenti anticorrosione. Un’analisi FEM individua i punti critici, consentendo di intervenire con rinforzi là dove le sollecitazioni si concentrano.
L’ancoraggio è promessa di stabilità: eliche elicoidali di avvitamento sul fondale, pali guida con scorrimento a rullo o ancore zavorrate, dimensionate con margini ampi, tengono la struttura entro le tolleranze anche in tempesta. Le guide a pali consentono il naturale sollevamento verticale senza trasmettere spinte dannose alle murature storiche. Catene, tabelle angolari e ridondanze progettuali traducono in numeri la sicurezza di chi utilizza l’opera. Un sistema di chiusura operativa con soglie di vento e altezza d’onda completa la dotazione per la sicurezza degli utenti.
Gent.mo Spriano, le lascio le sue considerazioni. Sul lago abbiamo avuto esempi di progetti falliti e “naufragati” per essere stati posizionati in luoghi che un “laghee” non avrebbe mai considerato. Comunque le ricordo che ad un corpo galleggiante vincolato, non si può applicare il concetto di metacentro, perché la stabilità non dipende dal moto relativo tra centro di gravità e metacentro, bensì dalla resistenza del vincolo.
Affermare che il concetto di metacentro non sia applicabile a un corpo galleggiante vincolato perché la sua stabilità dipenderebbe esclusivamente dalla resistenza del vincolo è fuorviante e tecnicamente riduttivo. Anche nei sistemi vincolati, non ci si ferma alla statica, la stabilità deve essere analizzata considerando il comportamento del corpo sotto perturbazioni, siano esse statiche o dinamiche. È proprio in questi contesti che il concetto di metacentro conserva una sua validità, poiché consente di valutare le tendenze al ribaltamento, all’oscillazione o al ripristino dell’equilibrio, soprattutto quando il vincolo non è perfettamente rigido o assoluto.
Un vincolo meccanico, per quanto robusto, presenta sempre una certa elasticità o gioco funzionale. Un cavo di ancoraggio teso può subire un allungamento sotto carico, modificando temporaneamente la posizione del corpo galleggiante. Analogamente, un’asola o un manicotto che consente lo scorrimento introduce inevitabilmente microspostamenti all’interno del vincolo, i quali possono generare oscillazioni o instabilità localizzate. In questi casi, ignorare il ruolo del metacentro significa trascurare una componente fondamentale dell’analisi idrostatica e dinamica del sistema.
Pertanto, anche in presenza di vincoli, il metacentro rimane uno strumento utile, se non indispensabile, per comprendere il comportamento globale del corpo galleggiante, soprattutto in fase progettuale, dove la previsione delle condizioni limite e delle possibili instabilità è cruciale.
Per un corpo galleggiante libero (ad esempio una nave), la stabilità in equilibrio dipende dal rapporto tra:
il centro di gravità (G) del corpo, e il metacentro (M), un punto geometrico legato alla variazione della spinta di Archimede quando il corpo si inclina. Questo concetto vale solo se il corpo può liberamente inclinarsi o oscillare sotto l’azione delle forze idrostatiche. Ora, se il corpo non è libero, ma è vincolato, cioè bloccato da un supporto, cerniera, asta o guida, il suo moto (e quindi la sua possibilità di inclinarsi) è limitato dal vincolo.
Un galleggiante fissato a un braccio rigido;
un corpo tenuto in posizione da una guida verticale;
un pontile con giunto o ancoraggio rigido.
In questi casi, anche se la spinta di Archimede e il peso non passano per la stessa linea d’azione, il vincolo impedisce o resiste alla rotazione. Con questo ritengo chiuso l’argomento, a volte diventa inutile discuterne.
La verifica del metacentro è indispensabile e inderogabile per i pontili galleggianti perché fornisce l’unico criterio idrostatico quantitativo in grado di garantire che la struttura sia intrinsecamente raddrizzante e sicura nelle condizioni reali d’uso. Il galleggiamento si basa sull’equilibrio tra peso e spinta di Archimede, ma la stabilità iniziale dipende dalla posizione relativa tra il baricentro G e il metacentro M: l’altezza metacentrica GM (distanza verticale tra G e M) controlla il momento raddrizzante per piccoli angoli; se GM ≤ 0 la piattaforma è instabile. Nei pontili, dove la massa è variabile e spesso concentrata in punti e dove moduli assemblati interagiscono tra loro, la posizione di G può cambiare rapidamente a causa di persone, attrezzature o movimenti asimmetrici, riducendo sensibilmente GM.
Vento, onde e correnti modificano il pescaggio e la posizione del centro di carena B, variando la geometria immersa che determina M: senza il calcolo di B e M sia in direzione trasversale che longitudinale non è possibile prevedere né il rollio né il beccheggio in servizio.
La conoscenza di GM è fondamentale per dimensionare correttamente gli ormeggi: un GM insufficiente aumenta gli spostamenti orizzontali e le escursioni angolari, innalzando le forze su catene, cavi e rulli manicotti il rischio di cedimenti. Dal punto di vista operativo e normativo, la dimostrazione di stabilità tramite calcoli di volume immerso, pescaggio, posizione di G e B, determinazione di M e verifica di GM in scenari normali, estremi e asimmetrici è requisito per autorizzazioni e per la responsabilità civile: l’omissione espone progettisti e gestori a rischi. Per questi motivi la verifica del metacentro non è un dettaglio tecnico ma il nucleo della relazione di progetto: senza essa non si può né garantire la sicurezza né fornire criteri per il dimensionamento degli ancoraggi e per la valutazione della dinamica del pontile.
Un’altra piastra per cuecere umani, come Piazza Garibaldi. Durante l’ state di giorno e con sole, meglio non attraversare.
Quelli pezzi di marmo sono le panchine? Poveri vecchi! E poi, dove sono le piante con fiori? Si vedono soltanto erbacce.
Prima c’era asfalto (che notoriamente rinfresca ;)) ma anche parcheggio e traffico veicolare, quindi non usufruibile in nessuna condizione metereologica…mi spieghi la differenza con oggi?
La passegiata a lago, sotto gli alberi è rimasta!
Stessa cosa ad Intra, si sono tolte le auto rendendo fruibile uno spazio a lago che prima non lo era per niente.
Detto questo, non modificherei più di tanto il lungolago tra la tettoia e parco Cavallotti, se non per qualche dettaglio, ma quest oè un’altro discorso!
Riguardo le sedute portare a presso un cuscino amministratori cambiate mestiere se ne avete uno.
Il rapporto tra cittadino e lago passa attraverso l’acqua. Il Lago Maggiore è una responsabilità collettiva: non possiamo più tollerare che foci e torrenti diventino discariche. Così rischiamo non solo la perdita della balneazione, ma anche un danno all’economia locale, alla salute pubblica e alla dignità civica. I torrenti San Giovanni e San Bernardino non sono ruscelli innocui, convogliano inquinanti nel bacino. Quando Goletta dei Laghi segnala “inquinato” o “fortemente inquinato”, non sono etichette astratte ma il risultato delle nostre scelte: spiagge chiuse e Bandiere Blu quasi assenti – fatta eccezione per l’Isolino – sono la prova evidente di controlli insufficienti e di gestione inadeguata.
Servono misure urgenti e concrete. Primo passo: una rete di sensori IoT alle foci e nei punti critici per monitorare pH, ossigeno disciolto, conducibilità, temperatura, torbidità, nitrati, fosfati, metalli pesanti e indicatori fecali. Dati in tempo reale, allarmi automatici e dashboard pubbliche interoperabili con autorità sanitarie e ambientali permettono di individuare anomalie, tracciare le fonti e intervenire tempestivamente.
I sensori non bastano da soli. È indispensabile potenziare depuratori, reti fognarie e stazioni di sollevamento; applicare sanzioni rapide e certe per scarichi abusivi con responsabilità amministrativa e penale; adottare un piano operativo finanziato, trasparente e soggetto a monitoraggio pubblico. Serve un “contratto di lago” vincolante che traduca intenti in mandato operativo, definendo ruoli per gestore idrico, imprese, Regione, Comuni e cittadini, oltre a una cabina di regia territoriale che unisca istituzioni, tecnici e portavoce civici.
Il progetto del lungolago – accessibile, con verde mitigante, servizi e approdi sicuri – ha senso solo se l’acqua è salubre. Misurare, individuare, intervenire e rendere conto: questa è la strada da percorrere, ora, con concretezza e responsabilità.