SANITA’ E CAMPAGNA ELETTORALE: RIFLESSIONI DI CARLO BAVA

 

Carlo Bava

Riceviano dal candidato sindaco Carlo Bava (già “medico di base”, ora “medico di medicina generale”) il seguente documento con qualche riflessione su un approccio diverso al problema sanità in relazione e in aperta polemica con quanto dichiarato nei giorni scorsi dal candidato del centrodestra Mirella Cristina:

Siamo alla fine di una campagna elettorale. Non entro nel merito di cosa sia o non sia etico per un candidato sindaco . Ognuno dà di sé l’immagine che desidera: è una responsabilità personale.

Diverso è dare alla città informazioni non documentate e parlare di sanità con modi e termini da salotto. Non giova a nessuno e danneggia la crescita umana, culturale e politica di tutti. Mi riferisco, nello specifico, alle considerazioni espresse dal comunicato della candidata Mirella Cristina. Penso, infatti, sia necessario fare chiarezza in proposito.

1. Quali dati statistici supportano l’affermazione che “aggregazioni di medici di base” riducano i codici bianchi ?

Per la cronaca: queste “aggregazioni” si chiamano NCP (Nuclei di Cure Primarie).

Se desiderate saperne di più: http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1850

 

2. I codici bianchi al DEA di Verbania sono il 6,7% degli accessi totali.

La media piemontese è il 13%, in Italia sfiora il 20%.

 

3. “Aggregare” i medici era un progetto regionale che si è fermato per mancanza di risorse, non per mancanza di spazi …”individuati e messi a disposizione dal comune”.

 

4. L’Azienda Sanitaria Locale ha ovviato a questa situazione con progetti che prevedono:

– l’apertura coordinata degli orari di ambulatorio dei medici appartenenti alla stessa équipe

– la Gestione Ambulatoriale del Diabete e della TAO

– la Continuità assistenziale.

 

5. L’ipotesi attuale è quella dei CAP (Centri di Assistenza Primaria). Questo tipo di organizzazione prevede la presenza del medico di famiglia all’interno di una struttura predisposta dall’Azienda Sanitaria Locale. I nuclei di cure primarie, invece, prevedevano che l’organizzazione aziendale entrasse all’interno di uno studio medico.

Lascio a chi si occupa di sanità ospedaliera il “dovere civico” di informarla sull’esistenza di un “piano sanitario regionale” e di un “piano di rientro aziendale”. Spero, soprattutto, che le spieghino chi li ha voluti e imposti. Ribadisco ancora una volta che “non bisogna prendersi troppo sul serio, ma occorre prendere le cose sul serio”.

Per informare correttamente, è necessario informarsi!   Ma questa è un’altra storia…

 

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