UNA INTERPELLANZA SULLA SITUAZIONE ALL’OSPEDALE CASTELLI

UNA INTERPELLANZA SULLA SITUAZIONE ALL’OSPEDALE CASTELLI

Il consigliere comunale Laura Sau del Gruppo Verbania Civica rende nota la seguente interpellanza  inoltrata al Sindaco sulla situazione all’Ospedale Castelli:

Premesso che                                                                                                                                                         —la prevista seconda ondata della pandemia da coronavirus, giunta forse in anticipo rispetto a quando si ipotizzava (contrariamente a quanti pensavano che il virus fosse ormai “clinicamente morto”) ha nuovamente messo in seria difficoltà l’organizzazione ospedaliera nella nostra Asl (come si presume anche di altre Asl);                                                                                                                -il nostro ospedale Castelli, essendo sede del reparto di Malattie Infettive, oltre che di DEA di I° livello, ha delle specificità che il S.Biagio di Domodossola e il Coq di Omegna non possiedono, motivo per cui si sono dovuti così implementare i posti letto dedicati a tali malati convertendo i posti letto di altri reparti (medicina, chirurgia, ortopedia, etc..), azzerando l’attività dei ricoveri programmati e successivamente bloccando tutta l’attività ambulatoriale; tutta la terapia intensiva cardiologica (UTIC) è stata trasferita a Domodossola, si presume per ampliare i posti letto di rianimazione.                                                                                                                                       Solo quando quasi tutti i posti letto del Castelli sono stati occupati si è disposta la possibilità di ricoverare malati Covid+ anche al S. Biagio e fra qualche giorno (se necessario) saranno resi disponibili alcuni letti anche presso il Coq, che (unico fra i 3 ospedali della ns ASL) continuerà la sua attività “chirurgica” programmata. 

Questi i fatti occorsi che purtroppo, vista l’entità della seconda ondata, proseguono senza che si possa ipotizzare fino a quando. La sospensione della attività ordinaria di tutti i singoli nostri Ospedali avrebbe potuto, almeno in parte, esser evitata se si fosse data concreta attuazione al Decreto Legge nazionale n.34 del 19/5/2020 da cui è scaturita la Deliberazione della Giunta Regionale 12 giugno 2020, n. 1492 Emergenza da COVID-19 – Approvazione del “Piano straordinario di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza COVID-19”.  Fra le finalità di tale delibera (assunta su specifiche indicazioni del decreto legge del Governo centrale), vi sono: 

  1. A) L’ampliamento della capacità emergenziale di ogni singola struttura ospedaliera mediante l’attivazione di posti letto di rianimazione arrivando ad una dotazione pari a 0,14 posti letto per mille abitanti; 
  2. B) ll provvedere per le ASL che abbiano individuato, nell’ambito delle loro strutture ospedaliere, reparti di ricovero per pazienti affetti da COVID-19, a consolidare la separazione dei percorsi, rendendola strutturale assicurando la ristrutturazione dei DEA con l’individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti COVID-19 o potenzialmente contagiosi in attesa di diagnosi; nei DEA devono essere previsti ambienti per l’isolamento e il biocontenimento dei pazienti, con sale appositamente dedicate, anche in ambito pediatrico. 

Questi percorsi per sospetti COVID, vengono predisposti nei DEA/PS, nei locali di osservazione breve dei DEA, nei reparti di degenza, nelle sale operatorie, nei servizi diagnostici e negli ambulatori.  I pazienti sospetti COVID dovranno, per quanto possibile, essere isolati singolarmente, nei percorsi e nei settori dedicati, fino a definizione dello status infettivo (COVID o non COVID). Ovviamente la realizzazione di questi adempimenti ha dei tempi tecnici che non sono stati pari alla velocità con cui il virus è tornato a colpire. Il Commissario nazionale (Arcuri) ha dovuto sostituirsi alle Regioni nell’emissione dei relativi bandi, bandi che sono scaduti lo scorso 12 ottobre e pertanto molte delle modifiche strutturali sono di là da venire.

S’interpella il Signor Sindaco, responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. 

Quesito 1 – Nuovi posto letto di rianimazione: la Regione nella delibera di Giunta citata ha già deciso da tempo (12 giugno 2020) come adeguare i singoli ospedali ai dettati del Decreto Legge di maggio. Ovviamente nella fase preparatoria ha avuto contatti con le singole ASL per valutare come e dove mettere i letti aggiuntivi di rianimazione finalizzati ai malati Covid+ che per la nsostra ASL sono ben 15 (in base al parametro di 0,14 x1000 abitanti) da aggiungersi ai 7 già esistenti (4 a Domodossola e 3 a Verbania) per arrivare ad avere un totale di 22. Ebbene nonostante sia l’ospedale Castelli la struttura sanitaria coinvolta in prima linea e in prima istanza alla cura dei Covid+ (e per la presenza del reparto di malattie infettive) di questi nuovi posti ne avrà solo 4 mentre al San Biagio ne andranno 9 e al COQ 2 ove (cioè al COQ) non saranno sempre attivi, cioè a disposizione in qualsiasi momento a sopperire eventuali necessità della rete ospedaliera regionale/nazionale ma che si attiveranno “al bisogno”. Voci ci hanno riferito che la proposta formulata dalla commissione tecnica regionale (istituita ad hoc) era ben diversa e che, ovviamente, venivano assegnati al Castelli la maggior parte dei nuovi posti letto di rianimazione, ma l’ASL avrebbe chiesto e ottenuto una sostanziale modifica che stride contro la logica per la quale si è deciso di aumentare a livello nazionale la dotazione di essi, cioè assolvere a eventi epidemiologici infettivi acuti.  Si vuole pertanto sapere per quali ragioni nella assegnazione dei 15 posti letto aggiuntivi di rianimazione si sia deciso di assegnarne 4 al Castelli, 9 al San Biagio e 2 al COQ.

Quesito 2 – Percorsi separati: per poter realizzare i percorsi separati sia a livello dei DEA, che dei reparti, degli ambulatori, dei servizi diagnostici, delle sale operatorie in maniera “perfetta” occorrerebbe rifare ex novo tutte le strutture ospedaliere. Il fattibile é il poterli avere almeno parzialmente, per ridurre al massimo la possibile contaminazione di malati non Covid che devono poter avere accesso agli ospedali anche in periodi di pandemia in atto per tutte le altre patologie e che invece sono stati tutti “sospesi” con potenziale grave rischio di aggravare la loro malattia (se già nota), ovvero di non rendere possibile , ovvero ritardare, la diagnosi di malattie gravi ed evolutive.  Si vuole sapere se tali percorsi siano stati già studiati e approntati nei singoli ospedali ASL (Castelli e San Biagio) e se invece solo il COQ è riuscito a crearli tanto che in atto risulta esser l’unica struttura che riesce a garantire l’attività chirurgica e ambulatoriale per malati non Covid. 

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