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UNA PROGETTAZIONE PARTECIPATA PER LA CICLOVIA DEL LAGO MAGGIORE

UNA PROGETTAZIONE PARTECIPATA PER LA CICLOVIA DEL LAGO MAGGIORE
Il prossimo 17 luglio presso gli uffici della Provincia del Vco al Tecnoparco del Lago Maggiore, in viale dell’Industria 25,  con inizio alle ore 18:30 si terra’ la presentazione pubblica e progettazione partecipata della ciclovia del Lago Maggiore. La progettazione partecipata sarà articolata in due momenti principali. Il primo incontro pubblico avrà l’obiettivo di presentare lo stato di avanzamento del progetto e raccogliere contributi da parte dei cittadini e delle parti interessate. Nella prima parte dell’incontro, i tecnici incaricati – coordinati dalla società Haskoning, in collaborazione con Sertec Engineering srl e Politecnica – illustreranno il progetto, spiegando il contesto, gli obiettivi e le opere previste. Seguirà una seconda fase dedicata alla discussione pubblica, durante la quale i partecipanti potranno intervenire attivamente, porre domande, esprimere osservazioni e proporre idee o suggerimenti utili a migliorare il progetto. Per garantire la massima inclusività, sarà inoltre messo a disposizione un modulo online che permetterà di inviare ulteriori contributi anche dopo l’incontro. Tutti i contributi raccolti saranno successivamente analizzati ed elaborati dal team di progettazione e verranno restituiti in un secondo incontro pubblico, assicurando così che le proposte emerse siano effettivamente integrate nella fase progettuale prima dell’avvio dei lavori.

La Provincia del Verbano Cusio Ossola ha ottenuto un importante finanziamento per il progetto “PieMonta in bici” (misura B), coordinato dalla Regione Piemonte. Con l’obiettivo di garantire un’ampia condivisione delle scelte progettuali, la Provincia intende coinvolgere attivamente tutte le parti interessate attraverso una progettazione partecipativa.
La Ciclovia del Lago Maggiore è un’iniziativa che mira a realizzare un percorso ciclabile di grande valore turistico e di  mobilità sostenibile. Il progetto è finanziato dalla Regione Piemonte (con un contributo di 10 milioni di euro nell’ambito del FESR – Fondi Europei di Sviluppo Regionale), dalla Provincia del VCO (con 2 milioni di euro) e dai comuni interessati (Baveno, Stresa, Verbania), con l’obiettivo di essere completato entro il 2027. Il tracciato collegherà Fondotoce a Stresa, riqualificando tratti esistenti e realizzando nuove sezioni, con l’intento di connettere anche la zona del Tecnoparco alla futura ciclovia. Saranno previsti collegamenti con le stazioni ferroviarie per favorire l’intermodalità e rendere il percorso accessibile a un pubblico più ampio. Questo progetto rientra nella Misura B del bando “PieMonta in bici”, che la Regione Piemonte ha ideato per favorire la realizzazione di nuove infrastrutture ciclistiche e servizi connessi in aree urbane, suburbane e interurbane. L’obiettivo è promuovere la mobilità sia per scopi turistici che sistematici (casa/scuola, casa/lavoro). La misura prevede anche il potenziamento dell’intermodalità tra la bicicletta e altri mezzi di trasporto pubblico (treno, e navigazione).    La Ciclovia del Lago Maggiore rappresenta un’importante iniziativa per incentivare il turismo sostenibile, offrendo una gestione più efficiente dei consistenti flussi di visitatori che ogni anno affollano la regione. Con oltre 2,3 milioni di presenze turistiche annuali nella sola area di intervento e punti critici come Fondotoce spesso soggetti a grave congestione, il nuovo percorso ciclabile si propone come un’alternativa sicura e piacevole agli spostamenti in auto, contribuendo a migliorare l’esperienza turistica complessiva e la sicurezza stradale. Al tempo stesso, la ciclovia promuove attivamente la mobilità dolce, riducendo traffico ed emissioni, e si configura come un potente motore di sviluppo economico locale, capace di attrarre cicloturisti e generare benefici diffusi. Inoltre, favorisce la valorizzazione del territorio, creando un corridoio ciclistico internazionale che collega Piemonte, Lombardia e Svizzera. L’iniziativa genera anche significativi vantaggi socioambientali, tra cui migliore qualità dell’aria e della vita, grazie a una modalità di trasporto ecologica che stimola l’attività fisica.

Foto Ieronimo

  1. Non vedo l’ora di poter andare da Baveno a Verbania in bicicletta o da Baveno a Stresa per approfittare della maggiore frequenza dei treni.
    Ottima idea!

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  2. e certo sono queste le cose essenziali per la gente che ovviamente si sposta solo in bici, mentre le strade sono sgombre di veicoli a motori! un mondo di pazzi al contrario!!!!

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  3. Giovanni Sardelli 13 Luglio 2025, 7:24

    Non è niente di così bucolico come volete raccontare. La finalità ultima non è certo decongestionare il traffico né migliorare la sostenibilità dell’aria, ma è incrementare il turismo per incrementare ancora una volta i propri guadagni, dal pubblico ai privati. E il turismo è un’industria distruttiva anche se lo chiamate “lento” o “sostenibile”. Aumentare il flusso del turismo significa aumentare l’impatto ambientale (anche se si muovono in bicicletta, ci arrivano in auto) e il consumo di risorse già stressate da un flusso turistico eccessivo in un ecosistema fragile. Aumentare visibilità e attrattività, significherà anche aumento delle infrastrutture ricettive, seconde case, affitti brevi (dai prezzi folli) con perdita di suolo verde. Aumenterà i costi, già esorbitanti, con conseguente fuga dai territori della popolazione locale che invece è il protagonista di ciò che ha reso grande il Lago Maggiore e che dovrebbe mantenere la continuità con la tradizione storico culturale. Il Lago Maggiore diventerà un museo a cielo aperto privato del proprio valore generativo e tarato sui redditi svizzeri e tedeschi, non certo italiani. Intanto abbiamo un Lago con pesce altamente inquinato e dove non è possibile per una famiglia “normale” portarvi i propri figli per una vacanza, vuoi per i costi proibitivi, vuoi perché è quasi impossibile farvi un bagno, dal momento che tutta la costa è privatizzata e ciò che non è privatizzato è inaccessibile o sotto incuria. Assurdo, ma questo dice molto sulle amministrazioni locali che poi ci fanno i pipponi sulla sostenibilità. Volete nascondere la vostra avarizia sotto la bandiera green, rubando il Lago Maggiore a molti, per renderlo un’esperienza di lusso. Dovreste invece preoccuparvi di sviluppare un’economia alternativa al turismo capace di contrastare lo spopolamento e che abbia una maggior cura, reale, del destino del Lago e un’accessibilità meno elitaria, quantomeno diversificata. Almeno risparmiateci le vostre omelie radical chic, con le vostre biciclettine elettriche da 40€/h a noleggio che salveranno il nostro Lago, mentre già c’è chi pensa a quali ettari disboscare per incassare i frutti della vostra ciclopedonale “sostenibile”.

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    • Alberto Spriano 13 Luglio 2025, 19:05

      Il Cicloturismo rappresenta una potenziale risorsa strategica per il Lago Maggiore.
      Il turismo lento e il cicloturismo rappresentano una tendenza in forte crescita e un’opportunità unica per il Lago Maggiore. Per sfruttarne appieno il potenziale, è essenziale investire in infrastrutture verdi come ciclovie e piste ciclabili. Questi strumenti sono fondamentali per ridurre la dipendenza dal turismo “mordi e fuggi” o elitario, proponendo esperienze più autentiche e accessibili.

      Il cicloturismo organizzato, anche grazie alla connessione ferroviaria da Milano e Torino, può distribuire i visitatori in primavera e autunno, alleggerendo la pressione sui periodi di alta stagione.

      Le ciclovie mettono in luce aree meno conosciute, creando opportunità per piccole attività locali e favorendo un turismo più consapevole e attento all’ambiente.

      Infrastrutture ciclabili ben integrate migliorano la mobilità dolce quotidiana, riducendo l’uso dell’auto e contribuendo al benessere della comunità locale.

      Oggi, migliaia di turisti nei campeggi si muovono prevalentemente con biciclette elettriche, spesso portando a rimorchio bambini e cani, dimostrando la crescente popolarità di questo mezzo. Il cicloturista è spesso più sensibile alle tematiche ambientali, propenso a un consumo più consapevole e desideroso di connettersi con il territorio.

      È legittimo chiedersi quale sia l’impatto ambientale complessivo del turismo lento, dato che i turisti spesso arrivano in auto. Tuttavia, è necessario fare una distinzione. Sebbene l’arrivo in auto contribuisca all’impatto iniziale, il turismo lento si distingue per una minore impronta carbonica durante la permanenza. Il cicloturista, una volta giunto a destinazione, tende a usare meno l’auto, preferendo mezzi non motorizzati.
      Una pianificazione efficace delle ciclovie deve includere la promozione di arrivi sostenibili (treno+bici, bus+bici) e la creazione di hub intermodali. È fondamentale incentivare l’uso dei mezzi pubblici per l’arrivo e la bicicletta come principale mezzo di spostamento locale, offrendo servizi di noleggio a prezzi accessibili per biciclette tradizionali ed elettriche.

      Se il Lago Maggiore è percepito come una destinazione costosa, l’introduzione di un turismo lento e diversificato, come quello legato alle ciclovie, può attrarre fasce di turismo meno abbienti che cercano esperienze autentiche e meno lussuose. Le ciclovie si prestano naturalmente a un turismo più orientato al budget e alle attività all’aria aperta, contribuendo a rendere la destinazione più inclusiva.

      Il problema non risiede nelle ciclovie in sé, ma nella necessità di una pianificazione attenta e di limiti ai flussi, piuttosto che un rifiuto totale di una forma di turismo potenzialmente meno impattante. Non si tratta di demonizzare il turismo lento o le infrastrutture, ma di gestirle con intelligenza e visione strategica.

      È fondamentale che l’introduzione di ciclovie sia accompagnata da una rigorosa pianificazione urbanistica che protegga il suolo verde. Nel caso della Ciclovia del Toce, ad esempio, ciò è stato possibile. Per la Ciclovia del Lago Maggiore, dove la litoranea è già densamente edificata, il problema è trovare gli spazi necessari.

      La vera sfida non è negare il profitto, ma garantire che il guadagno sia generato in modo responsabile e ridistribuito equamente, contribuendo al benessere della comunità e alla tutela dell’ambiente. Bloccare lo sviluppo di infrastrutture con un potenziale intrinseco di sostenibilità e valorizzazione del territorio sarebbe una resa. Dobbiamo invece governare questi processi con saggezza, trasparenza e un’autentica attenzione per l’ecosistema e la comunità locale. Si tratta di costruire un modello che sia una vera e propria transizione ecologica ed economica che metta al centro il Lago Maggiore, i suoi abitanti e la sua inestimabile bellezza.

      La priorità assoluta è combattere l’Inquinamento del Lago Maggiore, ben più preoccupante dell’impatto del turismo. Questo è il vero tema urgente, poiché presto la sua acqua sarà destinata anche all’uso potabile. Questi problemi sono reali e preesistenti, indipendenti dalle ciclovie.

      L’inquinamento del lago richiede interventi strutturali e investimenti a lungo termine nella depurazione e nella gestione dei rifiuti. Affrontare questo problema è prioritario per la salute dell’ecosistema e dei residenti. I dati inequivocabili di Goletta dei Laghi di Legambiente dipingono un quadro sconcertante dello stato di salute del Lago Maggiore. Non è un problema marginale, ma una piaga ecologica ed economica che stiamo permettendo di dilagare con negligenza inaccettabile.

      Le foci dei torrenti San Bernardino a Intra, Erno a Lesa, Selvaspessa a Baveno, Toce a Verbania, San Giovanni a Intra e Vevera ad Arona non sono semplici nomi su una mappa; sono punti critici di inquinamento che minacciano la vita stessa del lago. Passiamo da “inquinato” a “fortemente inquinato” con una leggerezza che rasenta l’irresponsabilità. Questo significa che scarichi fognari non o mal depurati vengono riversati impunemente, e che l’abbandono di rifiuti solidi e l’uso indiscriminato di pesticidi e fertilizzanti continuano ad avvelenare la nostra risorsa più preziosa.

      Il danno non è solo ecologico, ma si traduce in un danno economico devastante. La balneazione compromessa e la mancanza di Bandiere Blu si traducono in perdita di reddito, posti di lavoro e futuro.

      Di fronte a questa emergenza, ciò che si vede è l’inerzia politica. Non abbiamo bisogno di ulteriori dibattiti o rinvii, ma di azioni immediate e concrete: localizzare le fonti di inquinamento, identificare gli inquinanti e agire con decisione.

      Sulla democratizzazione dell’accesso al lago c’è poco da dire, le amministrazioni dovrebbero impegnarsi per garantire spiagge pubbliche accessibili e ben mantenute, superando la logica della privatizzazione.

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  4. Alberto Spriano 11 Luglio 2025, 15:37

    La Ciclovia del Lago Maggiore, che connetterà Stresa, Baveno, Feriolo, Fondotoce, Gravellona Toce e Verbania, per poi proseguire sulla Ciclovia del Toce, non è un mero progetto infrastrutturale. È una visione strategica per la nostra provincia, un pilastro su cui edificare un nuovo modello di sviluppo economico e sociale. L’obiettivo è cristallino: trasformare la mobilità da problema in opportunità, e il turismo da transitorio in generatore di valore duraturo.

    Il turismo a Verbania, in particolare quello pendolaristico del fine settimana, spesso “mordi e fuggi”, non ha sinora generato il valore a lungo termine che il nostro territorio merita. La risposta risiede nel cicloturismo sostenibile. Immaginiamo un ecosistema economico integrato, dove gli alberghi accolgono i ciclisti, i servizi di noleggio biciclette prosperano e l’artigianato locale trova nuove, vitali opportunità. La “Ciclovia del Verbano e dell’Ossola” è molto più di un percorso: è una strategia di marketing che dovrà integrare in modo sinergico bici e battelli, offrendo un’esperienza unica e indimenticabile.

    Questa ciclovia rappresenta un investimento concreto nel nostro patrimonio, un modo per riscoprire la bellezza del Lago Maggiore e della Val d’Ossola da una prospettiva inedita, più lenta e profondamente appagante. Non si tratta solo di offrire ai visitatori un’alternativa all’automobile; si tratta di mutare la cultura del viaggio, promuovendo una mobilità dolce che riduce il traffico, le emissioni e migliora tangibilmente la qualità dell’aria.

    È imprescindibile che cittadini, imprese e tutte le parti interessate contribuiscano attivamente con le proprie idee e la propria visione. La sinergia tra esperti e comunità è la chiave di volta per un progetto realmente efficace, inclusivo e condiviso.

    Guardiamo al futuro con un realismo schietto. I bus bloccati nel traffico lungo la litoranea al minimo accenno di cantiere stradale non sono, né possono essere, un modello sostenibile. Le e-bike si stanno affermando come il mezzo di trasporto più versatile e divertente. Inoltre, siamo alle soglie di una rivoluzione epocale nel mondo dei trasporti, con l’imminente arrivo delle batterie con elettrolita allo stato solido: più capienti, più leggere e capaci di ricariche rapidissime. Questa tecnologia non solo stravolgerà il settore automobilistico, ma spalancherà le porte a scenari finora considerati fantascientifici, come i droni per le consegne urbane e le cargo e-bike per la logistica dell’ultimo miglio e il trasporto di persone.

    In questo contesto, la ciclovia assume un ruolo ancora più cruciale. Come lucidamente evidenziato dal pensiero di Ivan Illich nel suo saggio “Energia ed equità”, la dipendenza dal trasporto meccanico genera iniquità e insostenibilità. La situazione di Verbania, con le sue code interminabili e la paralisi del traffico, è un caso di studio eloquente. La recente inversione del senso unico tra Fondotoce e Feriolo non ha fatto altro che accentuare il caos, dimostrando inequivocabilmente come un sistema eccessivamente dipendente dall’automobile sia intrinsecamente inefficiente e generatore di disuguaglianze.

    La bicicletta, e ancor più la bicicletta elettrica, non è un mero mezzo di trasporto; è uno strumento di emancipazione. Ristabilisce la soglia di equità individuata da Illich nei 25 km/h, una velocità che in molte ore del giorno a Verbania è quasi irraggiungibile in auto. La ciclovia non solo promuoverà l’attività fisica e migliorerà la qualità dell’aria, ma ci libererà da quella dipendenza dal trasporto meccanico che ci sottrae tempo prezioso nel traffico e mina la nostra autonomia.

    La Ciclovia del Lago Maggiore è un’opportunità che non possiamo permetterci di perdere. È un motore di sviluppo economico locale, capace di attrarre cicloturisti e generare benefici diffusi per l’intera comunità. È un corridoio ciclistico internazionale che collegherà Piemonte, Lombardia e Svizzera, valorizzando ulteriormente il nostro magnifico territorio.

    Dobbiamo guardare a questa ciclovia non come a un costo, ma come a un investimento strategico e irrinunciabile nel nostro futuro, nella nostra salute e nel benessere delle prossime generazioni. È un passo fondamentale e decisivo verso un modello di sviluppo più equilibrato, sostenibile e prospero per il Verbano Cusio Ossola.

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