Alla presentazione del piano marketing territoriale VERBANIA ANOTHER SEASON che delinea LA NUOVA IDENTITÀ DI VERBANIA UNENDO TURISMO, CULTURA E GENTILEZZA si affianca quella del “segno che unisce Verbania”, il nuovo logo che traduce monti, onde, sport e voci per raccontare una città viva e gentile tutto l’anno:
Nasce dalla geografia, dalla gentilezza, dalla quotidianità e dalle abitudini di chi la vive il nuovo logo di “Verbania – Another Season”. Non è un simbolo ma è la traduzione visiva di una passeggiata sul territorio: lo sguardo segue i profili morbidi dei monti, scivola lungo le onde del lago, accelera quando incontra lo sport, poi si fa voce condivisa attraverso il podcast. Quattro linee delicate, quattro gesti garbati: la linea dolce dei monti, la linea gentile delle onde, la linea dinamica dello sport e la linea sonora del podcast. Questi elementi sono parti di un unico alfabeto identitario che racconta come Verbania si percepisce oggi e come desidera presentarsi domani.
Al cuore di questa identità visiva c’è un gesto che diventa simbolo: il pittogramma. Il segno raffigura una camelia – fiore rappresentativo di Verbania e dei suoi innumerevoli giardini – ottenuta ruotando di 360° una forma semplificata del Lago Maggiore. Il lago diventa fiore, e il fiore restituisce il lago: un rimando circolare che fonde natura e cultura, acqua e botanica, memoria e paesaggio. È un’immagine che tiene insieme gentilezza e forza, tradizione e attitudine contemporanea. “Al centro del marchio c’è questo gesto: la camelia. È il nostro modo di dire che Verbania non è solo un luogo da cartolina, ma un ecosistema vivo, fatto di botanica, acqua, storia e comunità. Il lago diventa fiore e il fiore restituisce il lago. È la bellezza che non è immobile, ma si rinnova stagione dopo stagione” dichiara l’ideatore del logo Emanuele Purita, Visual Design Manager di ACTION, factory specializzata nella gestione strategica della comunicazione aziendale e valorizzazione di talenti e idee che contribuiscono alla crescita culturale del Paese. La camelia, scelta come emblema, diventa anche metafora della gentilezza: un fiore che accoglie senza rumore, capace di unire luoghi, persone e storie con un gesto semplice e riconoscibile.
La camelia non è quindi un semplice richiamo estetico, ma un codice. Porta dentro di sé il legame con una delle eccellenze botaniche del territorio e insieme chiarisce la visione del progetto “Another Season”: non una vetrina temporanea, ma una promessa di continuità. La delicatezza del fiore dialoga con l’energia dello sport outdoor; la quiete dell’acqua incontra la voce delle persone; il giardino delle ville storiche incontra il ritmo urbano. È un simbolo pensato per parlare sia agli abitanti sia a chi arriva da fuori, perché contiene un invito: entrare, partecipare, riconoscersi.
Anche il colore segue una logica “stagionale”: la palette cromatica non è rigida, ma respira con l’anno, aprendosi a tonalità più calde o più fredde in base al periodo e al tipo di contenuto, lasciando al marchio la libertà di abbigliarsi d’estate o d’inverno, d’autunno o di primavera senza perdere personalità. Lo stesso vale per il movimento. Le linee del logo sono pensate per animarsi: possono scorrere come onde sull’acqua, pulsare come una traccia audio, accelerare come una traiettoria sportiva o distendersi come una cresta di montagna all’orizzonte. Questa elasticità visiva supporta una comunicazione “gentile” anche nei toni: mai urlata, sempre accogliente, capace di adattarsi ai diversi pubblici e canali senza perdere coerenza.
Il progetto “Verbania – Another Season” è quindi più di un logo. È un linguaggio comune che tiene insieme vocazioni diverse: turismo e natura, vita sportiva e dimensione culturale, racconto istituzionale e narrazione personale. È un invito a riconoscere la città non solo per il suo paesaggio, ma per la sua energia sociale e per la gentilezza che la caratterizza: le persone che si allenano all’alba in riva al lago, chi va in bici lungo i percorsi vista acqua, le voci raccolte nelle puntate del podcast, le luci che cambiano sui monti. Ogni gesto diventa segno, ogni segno contribuisce all’identità condivisa e celebra la gentilezza della natura e della vita cittadina.


Verbania non è un prodotto, ma un territorio capace di esprimere una universalità di valori. Per questo il piano strategico territoriale deve guidare ogni scelta: definisce visione, obiettivi di sviluppo, target economici e sociali e le priorità della pianificazione. A seguire, il piano delle azioni traduce tali visioni in progetti concreti, tempi, budget e responsabilità. Solo dopo aver fissato queste premesse ha senso costruire un brand che le rappresenti fedelmente; il territorial branding è efficace solo se nasce da una strategia coerente.
La pianificazione territoriale è la base: analisi delle risorse, vocazioni locali, vincoli e scenari strategici devono precedere ogni identità comunicativa. Il piano delle azioni verifica fattibilità tecnica, costi e fonti di finanziamento; il branding richiede investimenti continui – campagne, eventi, ma soprattutto creazione e manutenzione di infrastrutture simbolo – e non può ridursi a un’operazione isolata o meramente figurativa.
Un piano di branding richiede partecipazione e governance: attori pubblici e privati, regole condivise e un modello organizzativo che coordini promozione, investimenti e gestione dei servizi. Il piano strategico individua scenari, ruoli e meccanismi di partecipazione; il piano delle azioni stabilisce chi fa cosa e con quali risorse. Senza questa struttura il brand resta privo di sostanza.
Infine, il piano delle azioni deve definire indicatori, milestone e strumenti di monitoraggio. Il brand va misurato attraverso indicatori di reputazione, flussi turistici, investimenti attratti e impatti socio‑economici; senza metriche il branding diventa immagine statica, incapace di adattarsi a cambiamenti o criticità.
Il piano di branding territoriale è l’ultimo anello di una catena strategica e operativa. Per questo è essenziale conoscere gli scenari strategici intrapresi per Verbania e le azioni previste, così da garantire coerenza, credibilità e impatto reale.