LA CROCEROSSINA VERBANESE MARIA VITTORIA ZEME NEL “GIARDINO DEI GIUSTI DI TUTTO IL MONDO”

LA CROCEROSSINA VERBANESE MARIA VITTORIA ZEME NEL “GIARDINO DEI GIUSTI DI TUTTO IL MONDO”

L’Associazione Giardino dei Giusti di Milano ha accolto la candidatura di Maria Vittoria Zeme (Pallanza 1916 / Verbania 2005) per l’inserimento nel Giardino Virtuale di Gariwo, nella sezione dedicata al Monte Stella, nel luogo dove sorge il “Giardino dei Giusti di tutto il mondo” di Milano. Maria Vittoria Zeme, crocerossina infermiera volontaria durante la guerra in Grecia e Croazia, dopo l’8 settembre fu internata in un lager, a Zeithain, insieme ai militari che si erano rifiutati di aderire alla Repubblica di Salò, continuando a prendersi cura di loro. Un giardino reale (presso il monte Stella a Milano) e uno virtuale sorti per onorare gli uomini e le donne che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni (a partire dallo sterminio avvenuto nei campi di concentramento nazisti della seconda guerra mondiale), difeso i diritti umani, salvaguardato la dignità dell’uomo.  La cerimonia si è svolta ieri presso Palazzo Marino a Milano, con la consegna delle pergamene per l’inserimento nel Giardino Virtuale che ha visto accogliere lei ed altre figure esemplari alla presenza di autorità cittadine, comunità ebraica e una delegazione di Verbania guidata dall’assessore alla cultura Danilo Minocci.  Quest’ultimo evidenzia il giusto riconoscimento ad una concittadina che ha saputo, in situazioni terribili e disumane, aiutare e curare il prossimo.   A ritirare la pergamena virtuale è stata “sorella” Monica Dialuce Gambino, ispettrice nazionale delle crocerossine italiane. Della sua esperienza sorella Zeme ha redatto anche un diario che testimonia le atrocità perpetrate dai nazisti e “Il tempo di Zeithain” è il titolo del libro che raccoglie tale diario pubblicato da Alberti Libraio Editore di Verbania.

Maria Vittoria Zeme.
Tra le numerose e gravi violazioni degli accordi internazionali sul trattamento dei prigionieri di guerra vi fu, da parte dei nazisti, anche quella dell’internamento nei Lager del personale sanitario militare: medici, infermiere della Croce Rossa Italiana, personale di treni ospedale, anche dell’Ordine di Malta, cappellani militari.  Sorella Zeme ebbe in sorte, come «internata militare», di essere deportata nel Lager di Zeithain, dove erano inviati i militari italiani invalidi di alcuni ospedali da campo dei Balcani e quelli divenuti invalidi nei Lager perché assoggetta ti ad un lavoro schiavistico vero e proprio. Il Lager di Zeithain avrebbe dovuto essere un sanatorio, per un eventuale loro recupero; in realtà divenne un Lager di moribondi. L’esperienza di Sorella Zeme fu tragica, ma salutare, almeno per i ricoverati, che ebbero il conforto di averla vicino, proprio come una Sorella, quando non vi erano più cure possibili e la fine si avvicinava. Il Lager di Zeithain era come tutti gli altri Lager, anche se ufficialmente denominato Lazarett. Il vitto era del tutto insufficiente e la mancanza di sussidi sanitari totale. In questa sconfortante situazione Sorella Zeme, anch’essa affamata come tutti, anch’essa alloggiata in una baracca gelida e con la sola uniforme di Crocerossina, sempre più consunta e inadatta al clima (finché non le fu dato un cappotto grigioverde militare, forse di un morto), confortò l’ agonia dei morenti, con la sua dolcezza e la sua carità cristiana. Ogni giorno – ella scrive – fame, freddo, cimici, pidocchi, grossi topi e la mancanza di tutto, eppure ci sono due forze straordinarie che ci sostengono: prima la preghiera e la fede, poi l’assistenza e il conforto che si può dare a tanti giovani soldati che muoiono.

Nelle foto Maria Vittoria Zeme, la consegna del riconoscimento e il libro

 

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